“simile alla nuvola estiva che naviga libera nel cielo azzurro da un orizzonte all’altro, portata dal soffio dell’atmosfera, così il pellegrino si abbandona al soffio della vita più vasta, che lo conduce al di là dei più
lontani orizzonti, verso una meta che è già in lui, ma ancora celata alla sua vista.”
(Lama Anagarika Govinda, Le Chemin des nuages blancs)

Impressioni di un viaggio in Mali



FALAISE DOGON




Il nostro viaggio ripercorre la Falesia principale nella regione dei Dogon, dalla quale si diramano tanti piccoli villaggi. Abbiamo avuto la fortuna di affidarci al nostro accompagnatore, per scoprirne alcuni fuori dal circuito classico riportato sulle guide.
Il tragitto complessivo si è snodato su 115 Km a piedi, con traversate facili ma assolate. Alcune popolazioni ci hanno accolto con molta cordialità, essendo da quelle parti il turista sconosciuto.
Ad Anakila ci ha accompagnato tutto il villaggio a far visita al luogo, per completare la giornata con la conoscenza di tutte le loro donne al pozzo.

E’ stato questo viaggio che ha battezzato il mio scrivere di terra straniera…. ma soprattutto di Terra Africana….


BUONA LETTURA!  (a schermo pieno e a stop pagina)


22/12: Italia- Bamako
23/12: Bamako - Djenne
24/12: Djenne - Hombori
25/12: Hombori - salita Mani di Fatima (ca 3 km) - Douenza - Bamba
26/12: Bamba - Ireban - Banjugou - Diankabou - Anakila ; 12 km
27/12: Anakila - Kadiawera - Yogouna; 21 km di brousse
28/12: Yogouna - salita a Yougadogourou - discesa a Yogoupiri – Koundou; 11 km
29/12: Koundu - Koundu alta - Ibi -Neni - Banani – Ireli - Amani - Tireli; 18 km
30/12: Tireli - Komokani - Idielina - Nombori; 9 km
31/12: Nombori - salita canyon a Dourou - Konsogo - Begnimato - escursione a villaggio "vicino" Injelou; 16 km + 6 km villaggio "vicino"
01/01: Begnimato - Dounjourou - Yabatalou - Ende - Teli; 16 km
02/01: Teli - Kanikombole (pulmino) - Songo - Mopti; 3 km
03/01: Mopti (mattina visita citta', moschea e Mercato delle Donne) - pinasse Kotala - Konna
04/01: Konna - San - Segou
05/01: Segou - Bamako
06/01: Bamako - Casablanca – Italia


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IMPRESSIONI DI UN VIAGGIO IN MALI


































Ricomincio dal buio


Ricomincio dal buio



L’ombra si allunga davanti a me, e si frappone tra la realtà e il sogno.

Mille granelli lucentemente bianchi attorniano l’immagine, mettendone in risalto la sagoma nera.

Sono accecata dalla potenza di questa luce che regala i suoi raggi luminosi a random nella notte, catalizzando il nostro sguardo pur nell’oscurità più nera.

Ci sono cascata non da sola in questo splendido inferno scuro, lasciandomi tentare da una luna piena che piena non è più, ma che regala sprazzi di luce laddove l’oscurità vuole nascondere la bellezza di quest’atmosfera.
Mi sono lasciata convincere che l’avvicinamento terrestre alle soglie lunari mi avrebbe riportato indenne alla riconquista di questa maledetta passione, che dalla lontana scivolata nelle pieghe della Val Setus mi aveva abbandonato per far posto al caos della mente e alla nuova realtà di vita.

E mi sono lasciata scaraventare in questo spassionato pensare, ammirare questo buio nel più grandioso dei silenzi, lasciando la mente visitare con gli occhi quell’oscurità di luce nascente laddove “io non vedo altro che neve e roccia”, recita sconsolato il nostro Leo.

Ma bisogna esser ciechi per leggere il buio, e bisogna che ci sia la Luna che scopre la sua scrittura e traduca quanto è scritto sulla Montagna.

E mi ritrovo con il passo baldanzoso a rincorrere forse troppo velocemente i miei incubi di un abbandono voluto inconsciamente, per non perdere questa opportunità di continuare a scrivere la gioia della traccia, quell’incessante intercedere del passo verso la direzione di una meta infinita, lassù, dove più su del cielo non c’è nulla.

Ma la lunga sosta lontano dalle montagne mi costringe improvvisamente a rallentare, anche se ostinata proseguo laddove un razionale pensiero consiglierebbe di fermarsi.

Ed è lì che vedo l’ombra stagliarsi su quel manto grigio di specchi scintillanti: ascolto impressionata il tintinnìo di mille scintille che rotolano verso quell’inghiottire ombre scure e fantasmi, creando un suono di cascata che inganna la nostra realtà. La consapevolezza di questa musica scoperta che si espande sotto il nostro passo mi aiuta a colmare il vuoto che manca a quell’ abbraccio in cima, tra il calore della croce e quello dei miei compagni di questa splendida avventura.

Alla vista della croce un pensiero spontaneo va a dedicare questa mia faticosa cima a Paolo Chiti, le sue tracce ormai perenni sulla neve a guidarmi in quello spazio che resta tra la vista e l’abbraccio commosso con l’altro Paolo, mio caro amico snow di fughe solitarie, oggi silenziosamente tenace a convincermi in quest’impresa. Il terzo Paolo, anche lui si assicura la mia stretta, per avermi sostenuto nel momento del mio involontario rifiuto a tutto questo, lasciandomi superare con rallentata tranquillità quella difficoltà tramutata piano piano in ostinazione per la vittoria su me stessa.

Ma ovviamente non ero la sola Strega in questa notte meravigliosa e ammiccante: avanti a me, il passo gentile di Marta che troppe volte mi ha permesso di arrivare a sua insaputa laddove io ero certa di mollare prima; la placida fuga della quarta Strega, ammaliata anche lei da questa gigante Luna, la più grande sfera che ci ha regalato la nostra recente Storia, ed infine Massimiliano, conosciuto solo in questa silenziosa notte, ma assolutamente certo che, chissà, forse abbiamo già incrociato le nostre orme.

E se l’ora tarda ha cercato di riunire il tramonto della Luna con il sorgere del Sole, a noi è sembrato che sia giunto fin troppo presto il momento di dover abbandonare quello scenario di beltà e silenzio, lasciando vagare le nostre risate e la nostra gioia lungo le pendici di quelle dolci vallate fino al ritorno in una frenetica realtà ancora assopita nelle pieghe dei sogni.

In attesa che questa notturna magia si trasformi ancora in meraviglia,

Buona notte Luna, e..
..bentornata traccia.

By Derspina

Dancalia: pendici dell' Erta Ale

QUANDO LA TERRA SCOPRE SE STESSA



Sulle Pendici dell’ Erta Ale

Calpesto il terreno e sento scricchiolare la terra sotto i piedi.
E’ il panico totale!
Ad ogni passo sento franare il mio corpo verso un velo di ostia che si rompe e mi trascina in questa gabbia di incertezza, da dove ne esco solo pensando che ormai posso solo andare avanti.

Sono avvolta dal buio più intenso, tenebre che circondano la nostra perseveranza a ricercare la luce dell’esplosione vulcanica.

Ma nulla di tutto ciò.

Nel silenzio di questa oscurità, solo voci mescolate all’insistente fruscio del vento, indistinte, incomprensibili, ricacciate nella notte più scura. Flebili luci vicine, troppo deboli per illuminare l’intorno, proiettano il loro fascio di luce su questo magma avvoltolato, scuro, screziato, in rilievo, ormai freddo ed estremamente sottile.

Di nuovo il passo affonda verso le nere e impalpabili viscere della terra, di questa lava che è stata espulsa da anni immemorabili e che raffreddata si è stratificata nel corso del tempo: aggrovigliata, fulminata, accartocciata, inglobando dentro e sopra di sé tutto il mondo vivente circostante.

Temperatura che non permette vita, neanche un suo avvicinamento, splendida nella sua visione ma assolutamente impenetrabile.


Non è possibile accostarsi più di tanto, l’oscurità ha inghiottito il giusto cammino, la luna è nascosta nell’orizzonte delle tenebre, e la nostra volontà è scemata via via che la sfinente salita e il digiuno si sono aperti il varco, vittoriosi sul nostro corpo.



La delusione di questo mancato ricongiungimento per molti è cocente come il ribollire di quella massa liquida, fosforescente, incandescente, sprigionante vapori umidi e penetranti. Il suo colore rosso fuoco accende l’aria, facendo immaginare di mille scintille evanescenti danzare nel calore al suono dell’aria intermittente, dispettosa, troppo briosa per voler rimanere prigioniera in quella bollente e profonda ospitalità.


La Terra suda e si scopre, gela la sua pelle raggrinzendosi, ripiegandosi, accavallando i suoi morbidi e rilucenti strati in crespature che un non vedente non riconoscerebbe alla sua esplorazione, tanto creano un furioso labirinto al tatto.


E come ciechi scaliamo la tirata collina di fronte all’eruttare di quella Terra scomposta, che occulta a nostra insaputa precipizi ed inghiottimenti, voragini e ripidità, divorando il buio più completo insieme al nostro urlo nel momento dell’evidente, anche se timidamente illuminata, consapevolezza. Sono attimi di ansia e preoccupazione per una discesa incognita e priva di luce, su terreno sconnesso e scivoloso reso tale dalla sua infida consistenza: piccole particelle che mal rassodano il solido sull’erto sentiero, e quando il piede, rilassato, finalmente ritrova il piano viene improvvisamente inghiottito da quel nuovo esile ed instabile strato di lava scura.


La stanchezza si mescola al nostro arrampicare negli ultimi passi verso i ricoveri notturni; l’avvilimento del tenebroso spettacolo prende il sopravvento, che neanche i tarallucci e vino riescono a consolare, unitamente alla speranza di una cena ben ritardata.

Invano i cammellieri giungeranno oltre tempo; ormai ciascuno di noi è impegnato a scegliere il proprio affollato giaciglio, lì sotto il cielo stellato sfondo delle oscurità più nere, mai immaginando la spettacolare alba del giorno successivo.



Mentre contemplo la scura calotta riposando la stanchezza, scopro che non sono delusa, anche se il cammino per arrivare a conoscere l’intimità della Terra è stato faticoso: un’intera giornata nella tempesta di sabbia e calore, attraversamento desertico di vita inesistente, passaggio inerpicante su roccia concretizzata, aguzza, frastagliata, mista a terreno affondante.

by Giorgio
 Mani di bimbe alzate in questo spaventevole vuoto arido a ricercare il saluto di chi, fuggevole come noi, ricambia l’allegria di un sorriso nel deserto, nella solitudine, nella lontananza.




Il villaggio che ci ha ospitato per i preparativi         dell’ascensione pullula di calma africana, con gli Afar che contemplano indifferenti la nostra frenesia dall’alto delle loro rocce, al caldo della giornata che scema, unico baluardo a difesa della loro sopravvivenza.

Un sentiero notturno nasconde l’animo, lo ricopre dell’evidenza del nostro inconscio, ci fa regredire laddove vorrebbe andare e non placa la nostra fatica. Mille parole di incoraggiamento si uniscono nella catena verso lo spettacolo della scoperta della Terra, a formare con i suoi anelli giunti una solida guida all’essere, affinché tutti possano percepire e gioire di questa esplosiva rinascita terrena.


E sarà proprio il divampare del sole che illuminerà le nostre certezze su quella realtà cocente, avvoltolata, strabiliante, anche se totalmente concretizzata.

Erta Ale all’alba




Ripiegamenti lavici